Hosting Bluehost

Hosting Bluehost: prezzi, piani, opinioni

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Bluehost è classificato all’unisono dagli addetti ai lavori come uno dei migliori hosting per WordPress. Non è molto diffuso in Italia, a differenza dei Paesi Anglosassoni. E anche a livello di prestazioni, come indicheremo a breve, la cosa è chiara sin da subito.

Tuttavia, rientra di diritto tra le soluzioni più apprezzate da blogger, webmaster e venditori online, desiderosi di contare su prestazioni di alto livello, espresse dal loro blog, sito internet e portale di e-commerce.

Non sarà di certo SiteGround, leader di mercato e brand che gode di notorietà di livello top of mind. Tuttavia, seppur con qualche lacuna, specie per ciò che concerne l’assistenza ai clienti e le prestazioni in Europa, causa numero esiguo di datacenter, Bluehost svolge il suo lavoro nel complesso in maniera piuttosto egregia.
Come indicheremo a breve, le performance di questo valido provider negli Stati Uniti, almeno stando ai commenti rilasciati da numerosi utenti, sono ampiamente superiori rispetto a quelle degli utenti in Europa.

Quali sono le caratteristiche di questo valido e affidabile servizio di web hosting? Cosa dire in riferimento ai suoi piani di abbonamento? Qual è il loro prezzo? Come si comporta l’assistenza ai clienti a fronte di problemi più o meno urgenti in riferimento al sito internet che magari va in tilt quando meno te lo aspetti? Il servizio in italiano esiste per il supporto tecnico? Che cosa ne pensano gli utenti che ci hanno puntatofortemente? A questi e ad altri quesiti, cercheremo di rispondere in modo molto completo, fornendoti una panoramica a 360 gradi su uno degli operatori più quotati nel comparto dell’hosting sul web.

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Prima di iniziare, però, presentiamo qualche cenno storico di questo brand che, partendo in piccolo, step by step, è cresciuto fino al punto da ritagliarsi un ruolo cardine nel mercato dell’hosting. Non a caso, la sua quota di mercato, specie negli Stati Uniti, dopo un boom costante per anni, va consolidandosi. In Europa, invece, specie nei Paesi del Mediterraneo, ovviamente Italia inclusa, c’è davvero molto da lavorare.

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Cenni storici

Il 2003 è l’anno in cui prende il via l’ambizioso progetto di Bluehost. A fondarla ci pensò Matt Heaton, esperto informatico, oggi CEO e Presidente di questa splendità società. Lo scopo di una realtà aziendale del calibro di Bluehost, oggi facente parte dell’Endurance International Group, ruotava tutto attorno alla creazione di una piattaforma personalizzata che facilitasse in maniera evidenza la gestione di uno spazio online. Tutto doveva avvenire all’insegna della massima praticità. Più precisamente, la piattaforma doveva presentare funzionalità sia di natura semplice che di tipo avanzato. Questo era l’obiettivo dei fondatori. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti. Il progetto si è comunque evoluto e gran parte degli obiettivi definiti a monte sono stati centrati: già nel 2008, Bluehost aveva toccato quota 1 milione di domini registrati. Oggi, invece, i numeri sono ancora migliori, visto che di domini registrati ce ne sono ben 2 milioni. Il doppio. Risultati di livello, quelli quindi quelli conseguiti dal team di Orem

Bluehost è poi cresciuta in termini di realtà imprenditoriale, seppur a piccoli passi: il suo quartier generale, situato ad Orem, città situata nella contea di Utah (Stati Uniti d’America) arruola ben 750 dipendenti, molti dei quali impegnati nel dipartimento dell’assistenza ai clienti. Molti dei suoi datacenter sono localizzati strategicamente negli Stati Uniti d’America e in Asia, ma ce ne sono alcuni anche in Europa, seppur di meno rispetto ad altri provider storici.

Sono ben tre le proposte commerciali targate Bluehost. Queste si differenziano sulla base della natura del sito internet. Per ovvi motivi, un conto è avere un sito di e-commerce molto trafficato, un altro è avere un negozio online in fase di lancio; un altro è disporre di un sito informativo che intercetta migliaia di visitatori, molti dei quali stranieri, un altro è voler fare blogging. Perciò, approfondiamo le differenze in oggetto nei minimi dettagli.

Tre piani di abbonamento: caratteristiche e prezzi

Bluehost punta di fatto tutto sulla semplicità. Questo vuol dire che il ventaglio di alternative è sì minimal e non intercetta le esigenze più selettive di una fascia di utenti piuttosto ampia, come invece avviene con SiteGround. Tuttavia, chi è alle prime armi, troverà utili le proposte di questo valido servizio di web hosting, soprattutto a livello prestazionale.

Prima di presentarti i tre piani di abbonamento, precisiamo sin da subito che vi sono funzionalità standard che li accomunano. Nello specifico, ci si riferisce all’installazione di WordPress con gli update automatici, il dominio gratis per il primo anno, l’accesso SSH e il tanto apprezzato cPanel. Lo stesso discorso è valevole sia per gli approfonditi report inerenti agli accessi e alle visite sul tuo sito internet, a prescindere dalla tipologia, che per il servizio caching, completo come se ne trovano pochi.

Altra differenza rispetto ai piani di SiteGround è che il dominio gratis, valevole solo per il primo anno, è limitato a 15 TLD. Purtroppo, come facilmente intuibile, non figura il .it, trattandosi di una realtà d’impresa statunitense. Se ti sta bene, hai in ogni caso l’opportunità di selezionare uno tra i suddetti TLD: .com, .net, .site e .blog.

1. WordPress Hosting

Questo piano di abbonamento, in versione basic, è targettizzato su misura per tutti coloro che hanno un blog amatoriale oppure un sito vetrina, composto da poche pagine web. Di fatto, trattasi di blogger e webmaster alle prime armi in un settore così complesso che, comunque, non necessitano di performance esagerate.

Il prezzo di partenza entry level corrisponde ad appena 3,95 dollari al mese.

2. WordPress Pro

Questa soluzione è l’ideale per i webmaster, titolari di siti internet che sono in forte espansione e che, grazie a strategie di stampo SEO, passo dopo passo, vengono premiati dai motori di ricerca, a partire da Google, e guadagnano posizioni sulle prime pagine.

Il prezzo di partenza di questo piano intermedio corrisponde a 19,95 dollari al mese.

3. e-Commerce

Trattasi di un’alternativa utile per i negozianti che hanno un e-shop e vendono online.

Il prezzo di quest’ultimo piano di abbonamento proposto da Bluehost è pari a 6,95 dollari al mese.

Piani di hosting condiviso

In riferimento ai piani di hosting condiviso, Bluehost presenta un’offerta commerciale di tutto rispetto. Meritevole di menzione speciale è di sicuro il piano WordPress Basic. Lo si può applicare ad un unico sito internet e si caratterizza per ben 50 GB di spazio a disposizione. Il quantitativo è ben oltre quello strettamente necessario per ciò che concerne l’archiviazione di file multimediali, di giochi e di documenti di lavoro.

Il piano Plus, soluzione intermedia, invece, può essere applicato ad un numero illimitato di siti internet. Ciò che convince in particolar modo di questa soluzione è il perfetto abbinamento delle funzioni minimal con quelle più avanzate. Dal connubio in oggetto, viene fuori un ambiente di sviluppo, dove puoi destreggiarti con tutti i test di tuo interesse. In questa versione, viene data molta importanza a pilastri fondamentali nel ramo del web hosting, quali ad esempio il CDN, la protezione dallo spam e la privacy del dominio. Target di riferimento del piano Plus, pertanto, è principalmente l’utenza che ha siti internet di livello medio-alto, ma che comunque si dimostra sensibilmente interessata a godere di prestazioni ancora migliori.

Last but not least, il piano Choice Plus, ideale per i portali di e-commerce. Il suo vantaggio competitivo risiede negli automatismi del backup. In quanto negoziante online, tu non dovrai preoccuparti di nulla. Ci penserà direttamente l’hosting Bluehost.

Soddisfatti o rimborsati

Per sapere se Bluehost è la risorsa di hosting sul web maggiormente in linea con le tue effettive intenzione, ti viene dato un lasso di tempo di prova, naturalmente, a titolo gratuito. Qui, potrai fare tutte le sperimentazioni del caso e constatare se Bluehost ti si addice oppure no per valorizzare al meglio il tuo core business. Sta a te decidere se rinnovare o meno in 30 giorni. Vige il principio del soddisfatti o rimborsati.

Servizio di assistenza ai clienti

Per ciò che concerne il servizio di assistenza ai clienti, a Bluehost è possibile assegnare una valutazione positiva. Con uno staff così nutrito e competente, oltre che tempestivo nella risoluzione dei problemi e attivo h24 e 7 su 7, il giudizio finale non poteva che essere positivo. Peccato, però, che l’assistenza tecnica è disponibile per i clienti solo ed esclusivamente in inglese e non in italiano. Ok, oggi, l’inglese è la lingua più diffusa, potresti obiettare. Vero? Il problema di fondo è che occorre un livello di padronanza della lingua decisamente avanzato. A fronte di problematiche che possono avere strettamente a che fare con IP, posta elettronica, sito in tilt e quant’altro, occorre essere specifici. Quindi, la mera conoscenza della lingua inglese conta fino ad un certo punto. Si va sul tecnico, quindi la conoscenza dell’inglese deve essere davvero specifica e non approssimativa.

Come vedremo in seguito, ci sono diverse zone d’ombra per quanto riguarda il modo di lavorare dell’assistenza tecnica: troppe le valutazioni critiche e negative sulle varie community. Con SiteGround, invece, l’assistenza in italiano è costantemente disponibile.

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Quali sono in estrema sintesi le differenze in concreto che intercorrono tra Bluehost e SiteGround?

Non c’è il minimo dubbio sul fatto che Bluehost possa essere considerato a tutti gli effetti un servizio di web hosting molto valido, tanto è vero che a suggerirlo è addirittura WordPress. Tuttavia, SiteGround è superiore in quanto leader di mercato. In primo luogo, le sue prestazioni sono superiori, visto che dispone di un maggior numero di datacenter in Europa, mentre nel caso di Bluehost la maggior parte sono negli Stati Uniti d’America. Quindi, in quanto a caricamento delle pagine web del blog, del sito internet e del negozio online di turno, la differenza in termini di velocità è quasi abissale.

Anche per ciò che concerne i prezzi dei piani di abbonamento vi è una differenza evidente. Prendiamo solo in considerazione per un attimo le soluzioni entry level proposte da questi due player affermati. Cosa ne viene fuori?

Il Piano Startup di SiteGround costa 3,95 dollari al mese, mentre il piano Basic di Bluehost ne costa 5,99 al mese. Tuttavia, l’offerta commerciale di Bluehost è valevole solo per il primo anno, in quanto con il rinnovo successivo la spesa diventa maggiore. Quindi, il blogger e il webmaster che iniziano a muovere i primi passi in questo universo decisamente complesso, con il passare del tempo, si troveranno ad affrontare spese superiori.
Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è che se sei convinto che Bluehost possa essere il servizio di web hosting ideale per i tuoi opbiettivi, puntando su un abbonamento a lungo termine, poni solide basi per risparmiare ammortizzando i costi.

Occhio poi ai costi aggiuntivi che spesso questo provider nasconde. Bluehost, infatti, nella Rete è molto conosciuto per omettere voci e per presentare tutta una serie di costi ulteriori, non previsti almento in fase iniziale. Ti renderai conto di certo che trattasi di una vera e propria seccatura. Ritrovarsi con addebiti a sorpresa non è di certo piacevole. Perciò, prima di procedere al rinnovo di un abbonamento, dà sempre un’occhiata a tutte le voci che vengono fuori nel processo di check-out. In molti, come vedremo nelle recensioni, si lamentano dell’acquisto di tutta una serie di tool aggiuntivi, senza però mai averli utilizzati.

Recensioni

Cosa ne pensano in media gli end-user che hanno scelto di testare Bluehost come provider, pronto ad ospitare il loro blog, il loro sito internet o il loro portale di e-commerce su un servizio di hosting comunque di livello?

Leggendo i vari commenti su Facebook e sugli altri social network, un po’ come sulle numerose community generaliste e dedicate, i feedback incassati sono nel complesso positivi. Tuttavia, occorre tenere in considerazione che la maggior parte dei commenti sono di utenti che vivono negli Stati Uniti d’America. Cosa importante, ad esempio, è che se si va su Trustpilot, il punteggio dato a Bluehost rientra tra i più bassi di categoria: incredibile, ma vero, ma solo 1,7 su 5. SiteGround resta lontano anni luce con il suo 4,9 su 5. Uscendo, però, dalla community generalista per antonomasia e dando un’occhiata all’opnione pubblica d’oltreoceano, di feedback positivi che ne sono davvero una miriade. E il suo punteggia da 4,7 su 5, lo dimostra a pieno titolo. Non trovi anche tu?

L’82% delle valutazioni assegnate sono totalmente negative: scarso è il giudizio più ricorrente. La valutazione più alta, vale a dire eccellente corrisponde ad appena il 12%. Troppo poco.

Pertanto, segnaliamo alcune delle opinioni più interessanti, traducendole dai vari forum, visto che, come già indicato più volte, di utenti italiani Bluehost ne avrà davvero pochissimi.

Quando ho testato per la prima volta questo servizio di web hosting, sono rimasto davvero allibito per la velocità del caricamento delle pagine web. Menzione speciale la merita a mio giudizio il pannello di amministrazione. Trattasi di uno strumento proprietario molto ben realizzato e come se ne vedono poco in giro.

Paul G. , 44 anni, Stati Uniti d’America

2 anni di Bluehost e nessun intoppo vissuto con loro. Non mi è mai capitato di ritrovarmi il sito in tilt, come invece mi è accaduto con altri provider. Assistenza tecnica fiore all’occhiello di questo valido servizio: tempestività ai massimi livelli, quando c’è da apportare qualche modifica. Da loro, vengo seguita passo dopo passo. Che dire poi dei prezzi? Sfido chiunque a trovare qualcosa di più competitivo.

Monica S. , 35 anni, Stati Uniti d’America

Quando ho scelto Bluehost, vivevo negli Stati Uniti d’America. Avevo un portale di e-commerce dove tuttora vendo mobili di lusso. Mi sono trovato bene. Quando mi sono trasferito in Spagna, il risultato è stato molto negativo. Il problema alla base sono i datacenter. Peccato, perché il divario è troppo evidente.

Sergio M. , 43 anni, Spagna

In quanto ad hosting ottimizzato per WordPress, Bluehost svolge il suo lavoro piuttosto egregiamente. Prezzi competitivi, assistenza ai clienti tempestiva. Insomma, nulla di così trascendentale, ma comunque soddisfatto.

Andrew D. , 39 anni, Stati Uniti d’America

Più volte mi è capitato di ritrovarmi il mio portale di e-commerce in tilt. Prestazioni alquanto instabili e assistenza clienti molto vaga e generica. Per questo motivo, sono stato costretto a cambiare. Vendendo online, con loro, finivo per rimetterci.

Igor Z. , 33 anni, Croazia

La migrazione da un altro provider mi è stata gestita anche bene. Il problema di fondo sono le prestazioni generali del servizio. Troppe volte il mio negozio online è andato down e per riportare le cose alla normalità, nella maggior parte dei casi ho dovuto attendere sin troppo. Deluso, sono stato costretto a cambiare provider.

Jens K. , 41 anni, Germania

Quando ho scelto Bluehost come provider, francamente l’ho fatto per un semplice motivo: ho diversi siti internet in formato WordPress. Perciò, mi sono detto che se a consigliarlo era proprio lo staff del CMS più diffuso su scala mondiale, voleva dire che Bluehost aveva qualcosa di molto speciale da darmi, in qualità di utente. Francamente, ci sono rimasto male, perché mi aspettavo prestazioni ottimale. Invece, nel corso di 1 anno, mi sono ritrovato 3 volte alcuni dei miei siti in tilt. Il problema è che il ripristino alla normalità è stata un’Odissea. In un caso, addirittura mi ci sono voluti due giorni per venirne a capo. Strano, comunque, che WordPress si schieri in modo così aperto. Forse, come credo, negli Stati Uniti d’America le prestazioni offerte saranno di livello quanto meno superiore. Qui, a Bucarest davvero male!

Dorin M. , 40 anni, Romania

La policy dei prezzi non sta né in cielo e né in terra. Mi è capitato di spedere 25 euro in più per due servizi che non sono assolutamente cosa siano e che non ho mai impiegato.Neanche involontariamente. Non ho un inglese ottimo e quando parlo con l’assistenza ai clienti mi sembra che non aspettino altro a troncare la conversazioni. Non mi ha convinto neanche un po’ e, quindi, alla luce della mia esperienza durata ben 6 mesi, non mi sento di suggerire quest’hosting che sarà valido forse per molti, ma non per me.

Se dovessi giudicare solo ed esclusivamente le prestazioni offerte, alla luce della mia considerevole esperienza in materia di web hosting, collocherei Bluehost tra i migliori 3 servizi in assoluto. Ho diversi siti di e-commerce e blog amatoriali, dove incasso soldi con la pubblicità. Il problema di fondo è che l’assistenza ai clienti, per quanto lavori davvero bene, è troppo ma troppo lenta. Se il mio sito va in tilt, non posso di certo aspettare 1 giorno o quasi per ritrovarmelo poi perfettamente funzionante. Sono stato perciò costretto a lasciare solo i mei blog amatoriali con loro, passando i portali di e-commerce presso altri operatori. Quando comunque mi hanno gestito le varie migrazioni, il lavoro svolto dallo staff è stato perfetto. Peccato quindi per la lentezza dell’assistenza. Forse, dovrebbero assumere qualche operatore in più.

Jean Pierre L. , 38 anni, Francia

I piani tariffari, a titolo personale, non sono altro che uno specchietto per le allodole. Prezzi bassi, si sa, non fanno altro che attirare gli utenti. Spesso, però, ignari di ciò che stanno acquistando. In un mese, ho dovoto pagare 26,50 euro in più rispetto a quanto pattuito nero su bianco nella stesura del contratto, per aver acquistato strumenti aggiuntivi di hosting. Non mi risultava e ho chiesto lumi. E così, forse resisi conto dell’errore, lo staff di Bluehost mi ha proposto un vantaggioso sconto. Mi chiedo: Ma se non ho utilizzato i seguenti tool, cos’hai da ridurre in termini di prezzo? La cosa mi ha infastidito e non ho ancora deciso se cambierò provider.

Marko R. , 34 anni, Serbia

Insomma, come puoi chiaramente renderti conto, tra i feedback degli utenti degli States e quelli del Vecchio Continente c’è davvero un abisso per i motivi precedentemente indicati.

Conclusioni

Tirando le somme, per Bluehost, il vero scoglio da superare per noi italiani riguarda purtroppo l’assistenza ai clienti: il servizio di supporto, per quanto risulti attivo ininterrottamente, vale a dire 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, inclusi i festivi, garantisce disponibilità limitatamente all’inglese. D’italiano, con questo provider non c’è proprio nulla. La cosa può essere un po’ problematica nel momento in cui intendi scegliere Bluehost come tuo provider. Oggi, più o meno tutti parlano inglese. Tuttavia, quando si tratta di spiegare eventuali problemi relativi al proprio sito internet che va in tilt oppure all’IP o ancora ad errori di natura tecnica, si va troppo nello specifico ed occorre una dimistichezza con la lingua che solo chi è madrelingua o quasi ha. C’è, pertanto, il rischio decisamente serio di non avere un supporto adeguato sia con l’assistenza ai clienti via chat che via telefono. Ecco perché in molti ci rinunciano e preferiscono puntare su SiteGround che, invece, assicura assistenza ai clienti h24 e 7 su 7 anche in italiano.

Anni addietro, uscì un’interessante indiscrezione sul web: per rafforzare la sua presenza nel Vecchio Continente, questo hosting puntava molto sui madrelingua, italiano incluso. Poi, il progetto, purtroppo, come spesso accade, si è rivelato n buco nell’acqua e l’idea di dare ai clienti anche l’assistenza in italiano non è più decollata. Peccato, vero?

Comunque, nonostante non sia pubblicizzato come i brand che contano in questo mercato in costante espansione, l’hosting Bluehost lavora a dir poco bene. Se lo suggerisce anche WordPress che reputa l’hosting Bluehost uno dei migliori, beh … c’è da crederci.

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