Performoney

Performoney: Opinioni sul Network di Affiliazione

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Fra le innumerevoli novità nel ramo dei network di affiliazione, settore in costante aggiornamento e soggetto a campi repentini, ce n’è una decisamente importante: il brand Performoney inizia ad essere sempre più noto agli affiliate marketer. Italiani e non.

Ed è proprio a Performoney che dedichiamo un’accurata recensione, presentando in maniera approfondita di cosa si tratta, che cos’è il performarketing, suo cavallo di battaglia, e quali sono le opzioni che si leggono in Rete circa questo network di affiliazione che, almeno sulla carta, ha davvero tutti i presupposti per fare benissimo e per raggiungere traguardi molto ambiziosi. Proprio come i fondatori, Giuseppe Tempio e Luca Russo, rispettivamente Presidente e CEO di questa realtà all’avanguardia.

Che cos’è Performoney?

Trattasi, sostanzialmente di un’interessante società di consulenza situata a Torino, la cui mission di fondo è quella di aiutare le banche, gli istituti di credito, le imprese fintech a veder crescere il proprio parco clienti, procacciandoli direttamente online. Lo slogan di presentazione di Perfomoney è d’altronde chiarissimo: essere la prima realtà in ambito nazionale intenzionata a creare private partner network principalmente per imprese del settore finanziario. Per ovvi motivi, trattandosi di un business decisamente innovativo, Performoney basa la sua strategia sull’omonimo network di affiliazione, incentrato sul performance marketing.

Che cos’è il performance marketing?

Trattasi senza ombra di dubbio della soluzione più efficace possibile per quanto riguarda un brand di successo di acquisire in tempi rapidi quanti più clienti possibili. Naturalmente, rigorosamente online. Questo network di affiliazione, pertanto, non prevede rischi per il più semplice dei motivi: il pagamento da parte del brand viene effettuato soltanto una volta che la conversione è andata in porto.

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Come si è già avuto modo di evidenziare l’affiliate è il canale di performance marketing maggiormente in uso. Il suo funzionamento prevede che un brand decida di affidare al network di editori specialisti nel settore di riferimento una campagna di acquisizione clienti online. Il pagamento è per costo di acquisizione predefinito. Il passaggio successivo prevede l’iscrizione al network da parte degli editori che, a seguito dell’adesione alla campagna volta a conquistare un consistente bacino di clienti online, si vedranno recapitare i pagamenti in base alle conversioni che sono stati capaci di realizzare.

Con un approccio così rivoluzionario come quello del performarketing, vengono poste importantissime basi per la risoluzione di tre problematiche che si ripresentano di continuo all’interno del comparto del digital marketing. Vediamole al volo.

1. Ad Fraud

I brand, sostanzialmente, non corrono il rischio di andare incontro a truffe, per il semplice motivo che la remunerazione dei publisher avviene solo tenendo conto delle conversioni che sono state portate a termine. Più volte, numerosi professionisti del settore, a fronte dei KPI decisamente gonfiati, erano soliti strabuzzare gli occhi e storcere il naso. Ebbene, il suddetto problema non si presenterà più e sarà possibile considerarlo a tutti gli effetti come un vero e proprio ricordo del passato.

2. Consistent Measurement

In linea di massima, sia il brand di turno che le piattaforme tendono ad affidarsi a determinati KPI em di converso, preferiscono non puntare su una comunicazione efficiente che, in realtà, semplificherebbe in maniera considerevole le cose, andando ad aggirare svariati ostacoli che costituiscono insidie molto serie. Secondo la logica del consistent measurement, c’è solamente un KPI più di tutti gli altri che merita di essere preso attentamente in considerazione, vale a dire la conversione. Il passaggio di un utente, che inizia a leggere qualcosa circa il brand di una realtà finanziaria, a lead, ossia diretto interessato a saperne di più su quel dato marchio e sui suoi valori, e, infine, a cliente a tutti gli effetti deve avvenire nei tempi più rapidi possibili. In ballo, infatti, vi è non solo l’ottimizzazione delle tempistiche lavorative, ma anche il contenimento degli sprechi in rapporto alle risorse stanziate a budget. E si sa quanto siano sensibili leimprese, specie quelle nostrane, a fronte di una crisi economica difficile da fermare.

3. Viewability level

Non sempre nelle campagne display i banner vengono visualizzati correttamente dal target inquadrato dal brand che ha deciso di investire nelle inserzioni pubblicitarie. Risultato? La viewability level precipita verso il basso. In questo caso, però, vale sempre la logica del modello a performance. Quindi, gli editori devono far in modo che i contenuti o gli articoli vengano letti dal maggior numero possibile di utenti della Rete.

L’approccio tradizionale di affiliate, purtroppo, non funziona più. Ecco spiegato il perché

Allo stato attuale delle cose sembrerebbe che la logica di funzionamento dell’approccio tradizionale di affiliate paghi dazio e non dia i frutti sperati. Questo perché il network di riferimento suole pubblicare la campagna di quel determinato brand. Risultato di fondo è che i webmaster, possessori di un sito internet, non vedono l’ora di iscriversi a quest’offerta.

Cos’è che però accade? Da un lato, l’approccio in oggetto non riesce a risolvere il problema della brand safety, mentre dall’altro, ne consegue si corra l’inutile e pericoloso rischio di arrecare danno all’immagine aziendale. Tutto ciò anche alla luce del fatto ch el’esito della campagna di quel determinato marchio non è affatto detto che risulti foriero di risultati. Anzi, il più delle volte si verifica l’esatto opposto.

Per quali motivazioni il marketing di affiliazione non riesce a sfruttare al meglio l’effettivo potenziale del performance marketing?

Due sono i problemi che il classico affiliate marketing non riesce a risolvere in ambito digital: il primo è strettamente collegato alla brand safety. Quindi, dove è possibile pubblicare il tuo annuncio? O meglio ancora, dov’è che deve apparire il tuo brand?

Il secondo ha a che fare con la questione privacy. Per la precisione, sarebbe importante saperne di più circa l’impiego dei dati, anche ai fini del Regolamento Generale sulla Protezione del Dati (GDPR) e sulla nuova direttiva europea in materia di pagamenti elettronici (PSD2).

Tutto ciò prevede l’assenza di fiducia da parte del brand nel puntare forte sul canale di performance marketing.

Tallone d’Achille del modello di affiliazione tradizionale è che porta più danni del previsto non solo agli editori, ma anche ai brand. Questi ultimi, nel momento in cui venissero associati a siti web scarsamente autorevoli, vedrebbero la loro immagine svilirsi e di conseguenza non risulterebbero più così autorevoli come in passato. Si richiederebbe un lavoro di brand awareness particolarmente dispendioso, sia a livello di risorse a budget che di tempo da dedicare.

Gli editori, d’altro canto, risulterebbero abbandonati a loro stessi, perché le campagne non otterrebbero performance degne di questo nome, a causa del mancato inquadramento dell’audience a cui si mirava a comunicare. Onde evitare ulteriori perdite, frutto di un lavoro sbagliato a monte, che di fatto si trasformerebbero in una sorta di bagno di sangue, l’interruzione risulterebbe la scelta più logica.

Performoney sfrutta al meglio i benefici del performance marketing e rimuove tutte quelle barriere che minano la creazione di fiducia da parte del brand. Grazie a questo network di affiliazione davvero innovativo, basato sul performarkeing, in Italia viene fuori per la prima volta in assoluto un canale all’avanguardia relativamente all’area finance.

Dove risiede la vera e propria differenza con i network di affiliazione più classici?

Puntare su Performoney vuol dire in estrema sintesi lasciar decidere al network quali editori è il caso di selezionare, affidando a questi ultimi la gestione della campagna pubblicitaria online. Invece nel network di affiliazione classico, la campagna del brand di turno può essere aperta e visualizzata da ogni editore.

Com’è che viene messo in pratica il private partner network di Performoney nel comparto finanziario?

Tutto ruota attorno ad un interessante algoritmo predittivo, dove i bisogni, le esigenze, i fini dei diretti interessati vengono selezionati a monte. Poi, poco importa il fatto cheli si esprima in modo diretto oppure latente. Compito del prodotto o del servizio di turno è centrare appieno queste necessità, chiare sin da subito.

Lo scopo principale di Performoney resta sempre quello di generare lead di valore e vendite di successo, tenendo sempre e comunque conto degli standard qualitativi attinenti alla brand safety e alla privacy. Se ciò è possibile, quindi, lo si deve a Diogene, il già citato algoritmo predittivo, la cui logica di funzionamento ruota tutto attorno alle reti neurali, visto che sono in grado di individuare quanto prima gli editori maggiormente pertinenti che, di fatto, possono più facilmente degli altri, concorrenti a tutti gli effetti, generare conversioni.

Diogene

Diogene ha il merito di favorire l’identificazione dei cluster semantici che, di fatto, finiscono per incidere sulle decisioni dei clienti, in rapporto ad uno specifico servizio finanziario. Publisher maggiormente affini favoriscono la massimizzazione dei risultati ed il brand non svilisce la sua immagine con l’associazione a siti web poco autorevoli.

A seguito di questa identificazione dei bisogni, compito del network non sarà altro che procedere alla selezione degli editori maggiormente rilevanti e ottimamente posizionati sui motori di ricerca che di fatto vengono coperti a regola d’arte.

Di fatto, vengono poste le basi per lo sviluppo di un network privato di partner, realizzato ad hoc per quel determinato marchio di successo.

Quali soni gli effettivi vantaggi di Performoney?

Il più evidente è la tutela della brand safety per via della selezione dei migliori publisher, in rapporto al miglior posizionamento che tiene conto delle effettive necessità dell’utenza; il secondo riguarda la salvaguardia della privacy, visto che vengono ceduti solo alcuni dati minimal, volti comunque ad assicurare il monitoraggio delle conversioni portate a termine sul sito web.

Il nuovo modello verte sulla logica, secondo la quale il brand si limita a pagare solo dopo che le conversioni sono state generate. Invece, il publisher dovrà necessariamente prestare attenzione alla qualità dei contenuti, propedeutici alla conversione. Solo in questo modo guardare a 360 gradi ogni singola fase del tunnel di conversione che ha per protagonista un dato utente risulterà cosa fattibile.

Insomma, si chiede al brand

– un’accurata copertura dei risultati di ricerca;

– un’attenzione sui bisogni effettivi dell’utenza, a prescindere dalla fase di customer journey;

– il ruolo strategico di anello di congiunzione tra i brand e i publisher. In quest’ultimo caso, però, solo dei migliori che sapranno come fare a soddisfare tutti i bisogni del caso

Recensioni su Performoney

Nel variegato universo del web, le recensioni sui vari servizi e sulle piattaforme spuntano come funghi. Tuttavia, Performoney si sottrarre di fatto a questa logica, non essendo ancora una realtà consolidata.

Gli utenti che hanno avuto modo di sperimentare il funzionamento di Performoney, sono dell’idea di base che sia in grado di creare un network privato con vari editori per ogni singolo cliente.
Il fatto è che trattasi di una risorsa ancora troppo di nicchia per poter incassare un numero sufficientemente elevato di feedback.

Strutturare la relazione diretta con gli editori di qualunque settore, pertanto, sarà la vera sfida ventura che le imprese del comparto finance si ritroveranno ad affrontare. Basterà per favorirne il dialogo con gli editori, le banche e le imprese del ramo fintech?

Vedremo come andrà a finire.

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